Il lavoro si concentra sull’epifenomeno del momento musicale. Quello che diventa musica è il passare del tempo, l’attesa, la permanenza del suono nello spazio più che il gesto che lo produce. La chitarra viene privata del suo attacco, del transiente mentre l’amplificazione distante crea una frattura percettiva. Come se la chitarra e performer non stiano comunicando tra loro. Il suono arriva come un residuo, come qualcosa che è già successo o che sta succedendo altrove.
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